Juan Arabia, alla ricerca di un esilio (Rai/News)

Juan Arabia, alla ricerca di un esilio

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di Antonio Nazzaro

Negli anni 70 il Sud America ha vissuto la tragedia delle dittature. Dittature che hanno portato il tema dell’esilio come uno degli elementi più forti, dittature che hanno inevitabilmente fatto nascere una nuova corrente di pensiero: la letteratura dell’esilio.

La generazione dei letterati nata a cavallo di quegli anni oscuri ha al centro dei suoi testi il conflitto tra il non aver voluto vedere o l’essere stati complici del regime, il confronto tra i padri e i figli e la speranza di un paese nuovo.

La poesia di Juan Arabia mette al centro dei suoi scritti un nuovo *destierro senza esilio. Come si fa evidente nel suo ultimo libro, già pubblicato in diversi paesi dell’America Latina, Il nemico dei Thirties e si spera di pronta pubblicazione in Italia.

Se il poeta argentino esiliato Juan Gelman scriveva: L’esilio provoca una profonda sensazione d’abbandono, la poesia di Juan Arabia esprime la stessa sensazione d’abbandono, ma questa volta d’abbandono da parte di un sistema post dittatura capace solo di frustrare i sentimenti della nascita di un paese differente: Ci allontaniamo dalla città,/avversità, avversità, eccetera…/In cui oramai non facciamo/più canzoni…

Non solo, ma questa resa apparente di fronte a una possibile speranza di cambiamento si fa nella poesia di Juan Arabia estrema anche nella sua Parigi, sospesa tra quella di Baudelaire e quella del presente, dove la descrizione dell’immigrazione appare più che accettazione un arrendersi a un mondo reale in cui pero non si vuole vivere: Ma i negri avanzano nonostante tutto./Avanzano perché la democrazia è più forte./Avanzano perché non hanno uccelli./E avanzano perché sì…/.
Nella frase “avanzano perché la democrazia è più forte” c’è tutta l’ironia di un argentino che non trova la democrazia promessa e l’origine emigrante delle famiglie.

cover Il nemico J ArabiaUn elemento fondamentale quello della poesia e della vita degli emigranti nella formazione del giovane poeta argentino che ha dedicato i suoi studi universitari a John Fante, poeta rappresentante dell’immigrazione proletaria italo-americana e uno dei padri del “realismo sporco” negli Stati Uniti. Come nella poesia anche negli studi l’attenzione di Juan si posa su poeti da riscoprire e con cui misurarsi.

Una poesia questa del giovane autore ed editore piena di riferimenti e citazioni dei poeti “reietti, quasi un continuo excursus attraverso i classici europei da Baudelaire a Pound , a quelli statunitensi da Fante a Ginsberg solo per citarne alcuni. Un esempio chiaro lo troviamo nei versi: La notte cadeva sveglia a Greenwich Village,/ e nude le stelle perivano come il tuo cuore;/ dove entrava un universo intero,/ di prime luci; accecanti come la tua immaginazione.
In fondo si potrebbe dire che il destierro di Juan trova come unico territorio vivibile la poesia stessa.
Il lirismo di Juan Arabia non cerca una riscrittura dei topici dei viaggi né ha come meta la poesia, ma lascia entrare visioni, immagini, sensazioni e paesaggi in una fervente ricostruzione di congetture che arrivano a favoleggiare la ubriacatura notturna di Dylan Tomas.

Il nemico dei Thirties* ha due elementi fondamentali dell’ arte poetica moderna: il dialogo forte da un lato con la tradizione non scevro di polemiche e discussioni, e dall’altro, nonostante l’apparente fisionomia di libro d’omaggi poetici, offre momenti in cui si mostra la discordia letteraria compiendo l’elemento d’essere critica di se stessa.

In questo libro Juan Arabia ci fa viaggiare attraverso una poesia che se é costante dialogo con la tradizione afferma anche che il poema, inteso come bellezza e suggestione e dialogo con l’altro, é ancora e più che mai vigente.
Il poeta continua ad essere chi “germoglia nel silenzio della superficie e lascia la sua salda idea”.

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*destierro : esilio

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L’uomo dalle suole di vento

«If we are absolutely modern—and we are—
it’s because Rimbaud commanded us to be».

—No, é una bugia.
Rimbe mai disse che potevi parlare per lui
Dal tuo Hotel Lautréamont 5 stelle,
Dall’autocompiacimento dell’Università
E gli hamburger dello Utah.
—No, No…Signori!
Per prima cosa:

Sognerò questa notte che
I tuoi occhi sono quelli di Rimbe
Come la bontà di una donna che mente
E cui chiedo solo una bugia.

I.

Va be’, scarichiamo la macchina:
Solo delle bottiglie di vino e i papaveri di Rimbaud.
Siamo cresciuti senz’accorgercene, e adesso aspettiamo sulla strada.
Almeno siamo vicino alla gente e della sua terra,
Anche se tutte le nostre abitudini sono state corrotte.

Al principio il paese era celeste,
il sole ci svegliava e ci lasciava instupiditi dopo mezzogiorno.
Eravamo le uve lucenti dell’estate,
Con la nostra buccia spogliavamo il vento.

II.

Non è difficile da capire
Che l’eterno ha bisogno di versare sangue.
Loro si sorprendono solo di quello di cui non hanno il coraggio:
E trovo il mare, vedo la mia faccia
Nella lucertola specchio…
E anche se la notte è fredda
Non morirò per stare qui.
Anche pospongano la comunione
Posso uccidere Dio scrivendo «è morto»
Su una sedia.

*

El hombre de las suelas de viento

«If we are absolutely modern—and we are—
it’s because Rimbaud commanded us to be».

—No, es mentira.
Rimbe nunca dijo que podías hablar por él
Desde tu Hotel Lautréamont de 5 estrellas,
Desde la autocomplacencia de la Universidad
Y las hamburguesas de Utah.
—No, No… ¡Señores!
Primero lo primero:

Voy a soñar esta noche que
Tus ojos son los de Rimbe
Como la bondad de una mujer que miente
Y a la que sólo le pido una mentira.

I.

Bueno, descargamos el carro:
Sólo unas botellas de vino y las amapolas de Rimbaud.
Crecimos sin darnos cuenta, y ahora esperamos en el camino.
Al menos estábamos cerca de la gente y de su tierra,
Aunque todos nuestros hábitos fueron corrompidos.

Al principio el pueblo era celeste,
El sol nos despertaba y nos dejaba tontos después del mediodía.
Éramos las uvas brillosas del verano,
Con nuestra cáscara desnudábamos al viento.

II.

No es difícil de entender
Que lo eterno necesita derribar sangre.
Ellos sólo se sorprenden de lo que no se atreven:
Y encuentro el mar, veo mi rostro
En el lagarto espejo…
Y pese a que la noche es fría
No voy a morir por estar acá.
Aunque posterguen la comunión
Puedo matar a Dios escribiendo «ha muerto»
Sobre una silla.

*

Giudizio

Ci allontaniamo dalla città,
avversità, avversità, eccetera…
In cui oramai non facciamo
più canzoni…

Il nostro flauto è rimasto chiuso
nella radice del salice:
distruggendo il suolo…
Sollevando strade e mattonelle.

Noi andiamo lontani, amici:
dove le vacche bevono
dove la linfa scorre.

I nostri versi hanno bisogno
d’essere giudicati,
ma in terre selvagge

*
Juicio

Nos alejamos de la ciudad,
infortunio, infortunio, etcétera…
En la que ya no hacemos
más canciones…

Nuestra flauta quedó encerrada
en la raíz de un sauce:
destruyendo el suelo…
Levantando calles y baldosas.

Nos vamos lejos, amigos:
donde las vacas beben,
donde la savia fluye.

Nuestros versos necesitan
ser juzgados,
pero en tierras más salvajes…

*
Giorni a Charleville

Al tramonto gli uccelli formano
un castello di canzoni
dentro gli alberi.
Insieme si nascondono tra i rami
e con la voce imitano
il tono rosso, verde e giallo
delle foglie che caddero
in autunno
e ci hanno protetto
dal sole in estate.
A Charleville-Mézières.

*
Días en Charleville

Al atardecer los pájaros forman
un castillo de canciones
dentro de los árboles.
Juntos se ocultan en las ramas
y con su voz imitan
el tono rojo, verde y amarillo
de las hojas que cayeron
en otoño
y nos protegieron
del sol en el verano.
En Charleville-Mézières.

*
Lake District*

Io, che ho negato Cristo sulla prima barca,
finalmente ho capito il significato della parola addio.
Non si tratta di un semplice commiato:
è il momento in cui tutto affonda
nei bianchi e trasparenti mari dei numeri,
e si perde il fiore**, l’unica prova di
dell’esistenza di un paradiso.
E’ il momento dove si perde l’immediato calore
d’aria che chiude e separa ciascuna
delle cose che esistono nel mondo.

* Il Lake District, conosciuto anche come The Lakes o Lakeland, è una regione montuosa nel nord ovest dell’Inghilterra conosciuta per i suoi laghi e le sue montagne e per l’associazione con i poeti laghisti (lake poets) come Wordsworth e Coleridge.
** Se un uomo attraversasse il Paradiso in sogno, e gli dessero un fiore come prova che era stato lí, e se svegliandosi incontrasse questo fiore nella sua mano…Allora, cosa?”.nel Animae Poetae: :From the Unpublished Note-books of Samuel Taylor Coleridge (1895).

*

Distrito de los lagos*
Yo, que negué a Cristo en el primer barco,
finalmente entendí el significado de la palabra adiós.
No se trata de una simple despedida:
es el momento en el que todo se hunde
en los blancos y transparentes mares de números,
y se pierde la flor2, única prueba de
de la existencia de un paraíso.
Es el momento donde se pierde el inmediato calor
de aire que encierra y separa a cada una
de las cosas que existen en el mundo.

Da: El Enemigo de los Thirties (2015);

* El Distrito de los Lagos (The Lakes) o Tierra de los lagos (Lakeland), es una zona rural del noroeste de Inglaterra, conocida por sus lagos y montañas, y por su asociación con los poetas lakistas (lake poets) como Wordsworth y Coleridge.

** “Si un hombre atravesara el Paraíso en un sueño, y le dieran una flor como prueba de que había estado ahí, y si al despertar encontrara esa flor en su mano… ¿Entonces, qué?”. En Anima Poetæ: From the Unpublished Note-books of Samuel Taylor Coleridge (1895).

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Juan Arabia (nato il 18 giugno del 1983 a Buenos Aires, Argentina), poeta, traduttore e critico letterario, laureatosi presso l’Università di Scienze Sociali dell’Università di Buenos Aires, e attuale direttore della casa editrice e rivista: Buenos Aires Poetry. Si è laureato con una tesi su John Fante e la cultura operaia italoamericana, è il direttore della rivista Buenos Aires poetrey dove scrivono scrittori come John Ashbery, Dan Fante, Robert Darnton, Mark Ford, e altri. Collabora anche a diverse riviste tra cui spiccano quelle dell’Università de La Rioja, Dipartimento di Filologia Moderna(Spagna), la rivista di Studi Culturali La Torre del Virrey (Università Internazionale Menéndez Pelayo di Valencia), il supplemento Culturale del quotidiano argentino Perfil e la rivista El Malpensante (Colombia).

Libri Publicati:
John Fante. Entre la niebla y el polvo (2011); PosData a la Generación Beat (2014);
El Enemigo de los Thirties (2015); John Fante: Camino de los sueños dirunos
(2016).

Libri tradotti:
Nuevos Versos y Canciones – Arthur Rimbaud (2014), Un-gin-meando… – Dan
Fante (2015), Lustra – Ezra Pound (2016).

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