CON LA NOSTRA BUCCIA SPOGLIAVAMO IL VENTO – Oggi Antonio Nazzaro ci fa conoscere Juan Arabia, giovane autore e critico letterario argentino

10 March 2016

CON LA NOSTRA BUCCIA SPOGLIAVAMO IL VENTO

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Oggi Antonio Nazzaro ci fa conoscere Juan Arabia, giovane autore e critico letterario argentino

Juan Arabia (Buenos Aires, 1983). Poeta e critico letterario. E’ il fondatore e direttore della rivista letteraria Megafon Literary Magazine, pubblicata in formato digitale e cartaceo fino al 2009. Attualmente è il direttore della rivista di poesia virtuale e cartacea Buenos Aires Poetry
(www.buenosairespoetry.com).
Collabora con diverse testate, come la rivista dell’Università de La Rioja, Dipartimento di Filologia moderna (Spagna) e con la rivista Studi Culturali La Torre del Virrey (Università Internazionale Menendez Pelayo di Valencia); ed altre. All’inizio del 2011 ha pubblicato il suo primo libro di poesie Canzoni del Golgota. L’Editoriale El fin de la noche nel 2012 ha pubblicato il suo primo lavoro nel campo della critica letteraria: John Fante:tra la nebbia e la polvere (www.elfindelanoche.com.ar).

Juan Arabia (Buenos Aires, 1983).

Sono quello che guarda il cielo e la terra

Sono quello che guarda il cielo e la terra.
Sono l’universo.
Quello che scende fino alla riva de lago.
E da fuoco alle erbe secche.

La spiegazione é una bassezza,
il chiarimento l’umiliazione.
Perché l’aria è come gli altri:
la memoria dell’uomo, in se stessa.

Sono quello che ascolta gli alberi
E i loro capelli del giorno immenso.
Quello che spunta nel silenzio della superficie
E mantiene ferma la sua idea.

Sono fatto di parole; sono quello che canta.
Sono fatto di materia; sono quello che inventa.
Non ho timore della verità
Sono quello che vive, sono il poeta.

Soy el que mira al cielo y a la tierra

Soy el que mira al cielo y a la tierra.
Soy el universo.
El que baja hasta la orilla del lago
Y enciende las hierbas secas.

La explicación es una bajeza,
El esclarecimiento la humillación.
Porque el aire es como los otros:
La memoria del hombre, en sí misma.

Soy el que escucha a los árboles
Y sus cabellos de inmenso día.
El que brota en el silencio de la superficie
Y deja firme su idea.

Estoy hecho de palabras; soy el que canta.
Estoy hecho de materia; soy el que inventa.
No siento temor por la verdad:
Soy el que vive, soy el poeta.

Elegia

Sei gli altri, e nessuno ormai ti ascolta.
E solo sei una canzone, qualche parola, un’elegia.
La sera è la sera, e Borges è Whitman.
Non ci sei più tra le mie pagine
e ti ascolto solo nei sogni;
questa speranza che non esiste.
Lì sei chi conoscevo,
lì sei, mentre dormivi.
Non sento la tua assenza: tutto sei stato.

Elegía

Eres los otros, y ya nadie te escucha.
Y sólo eres canción, algunas palabras, elegía.
La tarde es la tarde, y Borges es Whitman.
Ya no estás entre mis páginas
y te escucho sólo en los sueños;
esa esperanza que no existe.
Allí eres quien conocía,
allí eres, mientras dormías.
No siento tu ausencia: todo lo fuiste.

L’uomo dalle suole di vento

«If we are absolutely modern—and we are—it’s because Rimbaud commanded us to be».
—No, é una bugia.
Rimbe mai disse che potevi parlare per lui
Dal tuo Hotel Lautréamont 5 stelle,
Dall’autocompiacimento dell’Università
E gli hamburger dello Utah.
—No, No…Signori!
Per prima cosa:

Sognerò questa notte che
I tuoi occhi sono quelli di Rimbe
Come la bontà di una donna che mente
E cui chiedo solo una bugia.

I.

Va be’, scarichiamo la macchina:
Solo delle bottiglie di vino e i papaveri di Rimbaud.
Siamo cresciuti senz’accorgercene, e adesso aspettiamo sulla strada.
Almeno siamo vicino alla gente e della sua terra,
Anche se tutte le nostre abitudini sono state corrotte.

Al principio il paese era celeste,
il sole ci svegliava e ci lasciava instupiditi dopo mezzogiorno.
Eravamo le uve lucenti dell’estate,
Con la nostra buccia spogliavamo il vento.

II.

Non è difficile da capire
Che l’eterno ha bisogno di versare sangue.
Loro si sorprendono solo di quello di cui non hanno il coraggio:
E trovo il mare, vedo la mia faccia
Nella lucertola specchio…
E anche se la notte è fredda
Non morirò per stare qui.
Anche pospongano la comunione
Posso uccidere Dio scrivendo «è morto»
Su una sedia.

El hombre de las suelas de viento

«If we are absolutely modern—and we are—it’s because Rimbaud commanded us to be»[1].
—No, es mentira.
Rimbe nunca dijo que podías hablar por él
Desde tu Hotel Lautréamont de 5 estrellas,
Desde la autocomplacencia de la Universidad
Y las hamburguesas de Utah.
—No, No… ¡Señores!
Primero lo primero:

Voy a soñar esta noche que
Tus ojos son los de Rimbe
Como la bondad de una mujer que miente
Y a la que sólo le pido una mentira.

I.

Bueno, descargamos el carro:
Sólo unas botellas de vino y las amapolas de Rimbaud.
Crecimos sin darnos cuenta, y ahora esperamos en el camino.
Al menos estábamos cerca de la gente y de su tierra,
Aunque todos nuestros hábitos fueron corrompidos.

Al principio el pueblo era celeste,
El sol nos despertaba y nos dejaba tontos después del mediodía.
Éramos las uvas brillosas del verano,
Con nuestra cáscara desnudábamos al viento.

II.

No es difícil de entender
Que lo eterno necesita derribar sangre.
Ellos sólo se sorprenden de lo que no se atreven:
Y encuentro el mar, veo mi rostro
En el lagarto espejo…
Y pese a que la noche es fría
No voy a morir por estar acá.
Aunque posterguen la comunión
Puedo matar a Dios escribiendo «ha muerto»
Sobre una silla.

Paul Verlaine

Sulla montagna qualcuno ha lasciato la sua vita
per riempire di luce la stanza.
Cme nebbia di luna è la sua canzone…
Per quegli estranei che nella ferita
si costruiscono. Dietro è rimasto il pudore
civilizzato, la borghese piuma
la realtà dal sordido sapore:
l’irruzione del re dagli occhi azzurrati
traduce a Blake che svelò nell’inferno
quello che il mare e il leone avevano d’eterno.
Prendono il volo grandi foglie dagli alberi.

Paul Verlaine

En la montaña alguien dejó su vida
para llenar de luz la habitación.
Como niebla de luna es su canción…
para aquellos extraños que en la herida
se construyen. Detrás quedó el rubor
civilizado, la burguesa pluma
la realidad del sórdido sabor:
la irrupción del rey de ojos azulados
traduce a Blake que develó en infierno
lo que el mar y el león llevan de eterno.
Despliegan intensas hojas de arbolados.

(de El enemigo de los thirties)

Lunga rivoluzione

Quando il velo è trascinato dall’aria della campagna,
davanti resta una storia
annullata dal minimo gesto
di chi ha i giorni contati
nel mormorare dell’esistenza.

Solo che è difficile trovare un luogo
per seminare una verità
che non trattenga qualche interesse
dell’albero che segue il sole,
del fiume che tra le sue ombre
nasconde il pesce che sarà dorato sulla superficie,
come l’irruzione di un’affilata spada
che si ferma per un istante nel tempo.
Una lunga rivoluzione che immobilizzi nella sua parola
l’habitat dei colibrì,
le ombre del cielo che nel loro improvvisato scenario
accumulano attorno al temporale
solo venti freschi e tonificanti.

(da Il nemico dei thirties)

Larga revolución

Cuando el velo es arrastrado por el aire del campo,
delante queda una historia
invalidada por el mínimo gesto
de quienes tienen sus días contados
en el murmullo de la existencia.
Sólo que es difícil encontrar un lugar
para sembrar una verdad
que no retenga algo de interés
del árbol que persigue al sol,
del río que entre sus sombras
oculta al pez que será dorado en la superficie,
como la irrupción de una afilada espada
que se detiene por un instante en el tiempo.
Una larga revolución que inmovilice en su palabra
el hábitat de los colibríes,
las sombras del cielo que en su rudimentario escenario
acumulan en torno de la tormenta
sólo vientos frescos y tonificantes.

(de El enemigo de los thirties)

http://www.parcopoesia.it/con-la-nostra-buccia-spogliavamo-il-vento

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